Lecce ko: Braglia che combini?

Lecce ko: Braglia che combini?

Il Lecce cede al Foggia e butta via la prima manche di queste semifinali dei play-off.
Braglia invece di aggredire gli avversari che hanno una difesa improvvisata con un centrocampista ed un esterno a fare i centrali, snatura la squadra e la schiera con un 5-4-1, sostituendo Surraco con Liviero e facendo a meno anche di Caturano, come se non bastassero quattro difensori puri e due centrocampisti di rottura. A De Zerbi non sarà sembrato vero. Così facendo comunica il suo stato d’animo di paura alla squadra che, complice la pressione di uno stadio con 15.000 persone, prima di entrare in partita ci mette quasi 30 minuti. Troppo tardi.

Le intenzioni del tecnico toscano sono chiare, vuole fare una partita di attesa, in casa, per cercare di ripartire avendo spazi a disposizione, ricordiamo infatti che il Foggia, per il suo modo di interpretare le gare, concede la profondità.

Non solo questo: Alcibiade è un falso centrale perché ha il compito di andare tra le linee, per cercare di interrompere la manovra foggiana. Un calcio anni ottanta. Risultato? Elementare. Al primo affondo degli ospiti la fase difensiva del Lecce è tutta fuori tempo e Iemmello prendendo posizione tra Lepore e Cosenza si ritrova a tu per tu con Perucchini: il Foggia è già in vantaggio e sono trascorsi appena tre minuti dall’inizio della partita.

Gli ospiti viaggiano a mille all’ora e lo fanno a memoria: gioco palla a terra, pressing alto, scambi a due tocchi, triangoli stretti ma anche larghi a tagliare fuori l’immobile e nutrita retroguardia giallorossa. Ed il Lecce? Beh, anche il Lecce gioca a memoria, infatti il lancio terra-aria che vede protagonista Abruzzese per la testa di Moscardelli che deve trovarsi rigorosamente spalle alla porta e magari lontano dall’area di rigore avversaria è un refrain di ogni partita, come anche la mono-manovra offensiva che prevede “palla a Lepore” che facendo tutto da solo, deve mettere in mezzo per qualcuno che, a difesa schierata, colpisca e magari segni anche.

Senza andare troppo oltre, infatti non ci piace “sparare sulla Croce Rossa”, ci basta dire che nel calcio ci sono squadre che inseguono la palla correndo molto e male, allungandosi e sprecando energie preziose (il Lecce), ce ne sono altre che gestiscono la sfera, restano compatte e si stancano la metà (il Foggia). Poi, essendo la palla rotonda, può anche succedere che talvolta le prime abbiano la meglio sulle seconde, soprattutto quando c’è differenza tecnica tra gli organici a disposizione ma quando le squadre si equivalgono, quella che gioca al calcio solitamente prevale sull’altra che invece improvvisa. Il secondo tempo ha visto un Lecce che ormai liberatosi delle paure comunicate dal suo allenatore ha dato tutto, anche se in modo disorganizzato, ha ridotto le distanze e con un po’ di buona sorte avrebbe potuto pareggiare l’incontro. Questo a riprova che snaturarsi, dopo che per un campionato si è percorsa una logica, non paga.

Tra sette giorni a Foggia sarà durissima ribaltare il risultato ma sicuramente non verrà meno l’impegno degli undici che Braglia sceglierà per tentare l’impresa e soprattutto il Lecce non avrà più nulla da perdere.

fonte:pianetalecce

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